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  Conclusioni
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Lo studio che abbiamo elaborato sul tessuto produttivo della Brianza, come risultante delle evidenziate complesse analisi sia di natura quantitativa che qualitativa, ci ha consentito di raccogliere – in un processo assolutamente bottom-up - quelle indicazioni essenziali per costruire servizi e prodotti finanziari “tailor made” che erano gli obiettivi dichiarati fin dagli esordi del progetto BrianzaLab.

Un primo elemento-cardine, chiaramente emerso fin dalle fasi preliminari della ricerca, e confermato dai dati elaborati, riguarda la notevole polverizzazione del tessuto imprenditoriale brianzolo. E’ pur vero che si tratta di un fenomeno diffuso nel contesto industriale italiano, ma è il caso di dire che in quest’area il fenomeno appare più accentuato.

Nel periodo analizzato (’99-’02) alcuni tra i macro-settori studiati si sono contraddistinti per la capacità di spuntare buoni margini industriali conservando, al contempo, significativi tassi di crescita della produzione. La qualità di questi fenomeni congiunti è tanto più apprezzabile tenendo presente che, su base nazionale, i medesimi aggregati spesso presentano risultati decisamente meno brillanti. In qualche caso si è trattato di settori per così dire “trainati” da poche aziende, le quali ultime, grazie ad ottime performance ed al proprio peso settoriale, determinano l’esito complessivo; d’altro canto, troviamo altri settori nei quali il risultato è determinato da un limitato cluster di aziende che trainano l’intero settore in virtù delle loro indiscusse capacità competitive. Di fatto sono le aziende capaci di guidare l’innovazione e di rendere riconoscibile il proprio marchio ad emergere dalla mischia competitiva. Si tratta in realtà di un fenomeno trasversale che sembra interessare praticamente tutti i settori.

Si è inoltre osservato che la Brianza è costellata da un gran numero di piccole imprese dedite a produzioni di basso contenuto tecnologico ed innovazione, aziende che si trovano oggi costrette a competere prevalentemente in termini di prezzo e quindi con margini ridotti. Tali imprese, costrette peraltro a competere con la concorrenza proveniente dai paesi emergenti, mettono in evidenza risultati economici in linea o peggiori del corrispondente aggregato settoriale nazionale.

Dalle interviste campionarie svolte nella sezione qualitativa del nostro studio si delinea il ritratto di una Brianza imprenditoriale molto attenta a non perdere le opportunità offerte dalla globalizzazione e da modalità innovative di affrontare i temi finanziari. I manager e gli imprenditori intervistati indicano, infatti, un elevato livello di attenzione per il tema dello sviluppo internazionale; mettere in pratica un programma di internazionalizzazione richiede tuttavia competenze e contatti spesso carenti in un’impresa di dimensioni medio-piccole. Di qui il diffuso apprezzamento per la possibilità di ottenere servizi mirati ad accompagnare le imprese nella ricerca di contatti commerciali o di un partner di riferimento in Paesi (leggi Europa dell’Est) nei quali è più complesso verificare l’affidabilità delle controparti.

Se l’indagine sui dati di bilancio ha permesso di rilevare che le imprese brianzole godono nel complesso di una struttura patrimoniale e finanziaria sostanzialmente solida, emerge d’altra parte un dato interessante in merito all’incidenza dei debiti a breve sul debito complessivo delle aziende. Possiamo infatti notare che in media le aziende brianzole risultano esposte per circa il 70% sul debito a breve termine, un valore strutturale piuttosto elevato. Se approfondiamo poi la composizione del dato vediamo che all’incirca un’azienda su cinque risulta operare esclusivamente con debiti a breve termine, mentre oltre un terzo delle aziende risulta esposta sui debiti a breve per una quota che supera il 70% del complessivo. Si tratta di un’informazione importante che fa riflettere, soprattutto se messa in relazione con le risposte ottenute nel nostro sondaggio sul campione di manager ed imprenditori. Questi dichiarano in due casi su tre di essere interessati ad interventi mirati ad ottimizzare le struttura delle proprie fonti di finanziamento in vista anche della nuova e più restrittiva normativa europea sul credito, meglio conosciuta come Basilea II.

In particolare, stante la complessità e la delicatezza della materia e vista la frequente carenza nelle strutture aziendali di competenze specifiche in materia, sono diversi gli intervistati che esprimono la necessità di iniziative orientate a mettere a disposizione delle imprese servizi di supporto consulenziale, che apportino un contributo autorevole all’analisi ed alla progettazione di una struttura finanziaria e patrimoniale più efficiente per la propria impresa. La sensibilità verso queste tematiche è, come intuibile, differente a seconda della dimensione aziendale. Non sono infatti le piccole imprese ad essere più interessate verso questo genere di servizi, bensì le strutture di medie dimensioni, spesso prive di un responsabile finanziario, ma guidate da imprenditori attenti a non perdere le opportunità che possono derivare da una gestione finanziaria più efficiente da affiancare alla già ottima gestione caratteristica della propria impresa.

Un ultimo punto che affiora dalla nostra indagine è che in Brianza si rintraccia un rinnovato interesse verso le iniziative di formazione delle risorse umane. In una regione storicamente orientata alla cultura del “saper fare”, oggi sembrano essersi creati nuovi spazi per iniziative formative più ampie e strutturate. E’ infatti ormai sempre più chiaro che per vincere le sfide del futuro la partita va giocata sulle competenze tecniche e manageriali. Competenze che si evolvono sempre più rapidamente e che possono essere costruite soltanto con l’ausilio di strutture specializzate.

Tirando le somme, possiamo quindi dire che il quadro evolutivo della Brianza appare destinato ad orientarsi da un classico modello di azienda patronale verso un più strutturato modello di azienda manageriale, guidata da imprenditori attenti a non perdere opportunità preziose. Per avere successo in questo processo di trasformazione l’imprenditore sa di doversi dotare di competenze sempre più intense e specifiche, sia in termini di risorse interne che di servizi esternalizzati. E’ infatti solo in virtù della rara capacità di continuare nel tempo a creare e sviluppare “buone idee” che l’impresa può generare valore in maniera duratura, rimanendo competitiva e redditizia.